Il solare termico italiano guarda al modello austriaco
Negli ultimi mesi molto si è parlato di energia fotovoltaica, per via della travagliata gestazione del nuovo Conto energia: dibattiti, convegni e incontri hanno accompagnato la decisione governativa sugli incentivi legati a questa fonte energetica che, per quanto importante e in espansione, non potrà comunque fornire un contributo decisivo al raggiungimento degli obiettivi nazionali previsti dal Protocollo europeo “20-20-20” (per l'Italia 17,5% di consumi finali lordi di energia garantiti da fonti rinnovabili). Più in generale il focus di addetti ai lavori e legislatore sembra essere troppo focalizzato sulla parte elettrica delle energie pulite, trascurando invece l'enorme potenziale del lato termico, ovvero la produzione di calore. Eppure per il raggiungimento dei target della Direttiva per le fonti rinnovabili europea la produzione di energia elettrica o termica è del tutto equivalente.
Di questi temi si è discusso in occasione del convegno “Il solare termico a un punto di svolta. Meccanismi di incentivazione, normative edilizie e obiettivi al 2020”, organizzato da Assolterm (Associazione italiana solare termico). Gli usi termici dell'energia ricoprono una percentuale predominante del fabbisogno energetico globale: il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria “valgono” quasi il 60% dei consumi finali di energia nel settore civile. Un contributo molto importante agli obiettivi comunitari potrebbe perciò arrivare dagli impianti solare termici, che permettono di trasformare l'energia irradiata dal sole in energia termica.
Un esempio concreto delle possibilità di applicazione di questa fonte energetica arriva da un recente Studio del Politecnico di Milano (Laboratorio Leap): l'associazione di un semplice sistema solare termico per la produzione della sola acqua calda sanitaria e di una moderna caldaia (autonoma oppure centralizzata) nelle abitazioni di una palazzina - modernamente isolata secondo lo standard minimo di Legge 2010 - può contribuire a ridurre il fabbisogno energetico complessivo per più del 50% rispetto alle utenze di una casa già isolata secondo lo standard edilizio del 2006, ma priva di un sistema di questo tipo. Se si considera il patrimonio edilizio italiano nel suo complesso, costruito con standard di isolamento mediamente scarsi e caldaie di tecnologia ormai superata, è facile comprendere quale potrebbe essere l'apporto dell'inserimento diffuso di piccoli sistemi solari insieme a moderne caldaie a condensazione.
Eppure l'Italia, pur essendo una nazione fortemente irradiata dal Sole, non ha ancora una posizione degna del proprio potenziale nella classifica europea. Paesi come Austria, Germania, Svizzera, Danimarca, Slovenia, Svezia, Lussemburgo, Spagna e Portogallo ci superano nella quota di metri quadrati di collettori solari termici installati per abitante, senza considerare Cipro,Grecia, Malta, che hanno il vantaggio di un'insolazione molto superiore. Secondo dati Estif relativi al 2009, l'Italia può contare su una potenza installata di 1,4 Gwt, pari a una capacità di 23,4 Kwt per 1000 abitanti, con Veneto e Friuli-Venezia ; nel 2009 la nuova capacità installata è diminuita del 5% rispetto al 2008, un dato comunque decisamente migliore rispetto al calo del 10% registrato dalla Ue a 27. Uno dei pochi paesi riusciti a mettere a segno numeri positivi anche nel 2009 è stata l'Austria (+2,5%), che con un settimo della nostra popolazione e il 30% in meno di insolazione media ha quasi il doppio dei pannelli termici italiani.
Nonostante questi numeri , è emerso nel convegno Assolterm, l'industria nazionale di settore ritiene possibile per il nostro paese la realizzazione entro il 2020 di un modello molto simile a quello austriaco: occorrerebbe cioè installare circa 1 m2 di collettori solari termici installati per abitazione (o un sistema solare medio per l'acqua calda sanitaria in 1 abitazione su 6), per una produzione annua al 2020 di 42.000 Gwh, che da soli coprirebbero il 24% dell'obiettivo nazionale stabilito dalla Direttiva europea sulle fonti rinnovabili. In altri termini si tratterebbe di mettere in funzione ogni anno 1.360.000 m2 di collettori solari sino al 2020, più o meno come il mercato tedesco (1.500.000 m2) e molto al di sopra delle attuali capacità (circa 400.000 m2 nel 2009).
Per realizzare questo obiettivo occorrerebbero 19 miliardi di euro di investimenti per il periodo 2011-2020, che potrebbero generare importanti prospettive dal punto di vista occupazionale: la stima di Assolterm è che 100 m2 di pannelli termici installati determinino la creazione di un nuovo posto di lavoro. Secondo quanto ha sottolineato Stefano Casandrini di Assotermica, per realizzare tutto questo è però indispensabile un sistema di incentivazione stabile ed equo almeno fino al 2020, in modo che gli investimenti in questo settore non siano turbati da problemi esterni. Occorre inoltre mantenere la detrazione fiscale del 55% almeno per i prossimi 5 anni anche per i nuovi edifici, e pensare a un Conto Energia termico per gli impianti di taglia superiore a 30 m2.