Con l'abrogazione del correttivo impianti a rischio
A differenza del fotovoltaico, che ha il conto energia, tutte le altre fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica sono incentivate con un doppio sistema: le tariffe omnicomprensive per quelle che producono fino a 1 Mw (200 kw per l'eolico) e i certificati verdi (Cv) per quelle di potenza superiore.
Il vero "motore" della produzione italiana sono senza alcun dubbio le fonti alternative di potenza superiore a 1 MW, sovvenzionate a partire dal 1999 dai Cv. Il meccanismo è basato sul fatto che chi produce energia da nuovi impianti da fonti rinnovabili, anche per uso proprio, ha il diritto di chiedere al Gse (Gestore dei servizi energetici) i Cv, che poi possono essere messi in vendita. Le transazioni possono avvenire mediante contratti conclusi direttamente (bilaterali o multilaterali) o attraverso una piattaforma di negoziazione costituita presso il Gme (Gestore del mercato elettrico).
Ad acquistare i certificati sono i produttori e importatori di elettricità da fonti fossili. Dal 1999, infatti, questi soggetti hanno l'obbligo di immettere nel mercato elettrico nazionale una quota di elettricità prodotta da fonti rinnovabili. In alternativa, possono acquistare certificati verdi per il corrispondente quantitativo di energia. Tale quota è stata incrementata nel corso degli anni e nel 2010 per il settore elettrico è il 5,3% calcolato sulla base delle produzioni e delle importazioni da fonti non rinnovabili dell'anno precedente. L'energia elettrica sottoposta all'obbligo, è tuttavia solo una parte del totale di 350 TWh, perché la produzione totale infatti è decurtata di certe componenti, perciò – precisa l'Aper – l'obbligo ricade solo sul 55-60% della produzione elettrica nazionale».
Il meccanismo ha funzionato bene per alcuni anni, con un incremento costante del valore dei certificati, di cui la domanda superava abbondantemente l'offerta. Poi il trend si è capovolto, anche a causa dell'aumento delle importazioni di energia considerata da fonti rinnovabili da altri paesi, dell'insufficiente adeguamento da parte del governo della percentuale d'obbligo, e del boom di nuovi impianti di energia pulita in Italia. Il risultato è stato un'offerta sovrabbondante e il prezzo in calo.
Andavano quindi pensati dei correttivi. In mancanza dell'incremento della quota d'obbligo, è stata introdotta la garanzia di ritiro, da parte di Gse, dei certificati verdi invenduti, al prezzo medio di mercato del triennio precedente, che ha costituito un paracadute contro la caduta dei prezzi di mercato dovuta all'eccesso di offerta. Ed è proprio questo ultimo correttivo del mercato che il Dl 78/2010 è andato ad abrogare, con effetti che potrebbero essere disastrosi sul settore, non solo per il mercato futuro, ma anche, retroattivamente, per tutti gli impianti già esistenti.